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Marzia Mizzon traduzioni
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Traduzione da spagnolo a italiano
¿Tiene alguna idea acerca de por qué sus actos son tan poco comprendidos o aceptados por la gente?
La clave puede estar en que siempre digo lo que pienso y trato de hacer lo que quiero… No hablemos del resto. Conozco personas que me aceptan y me comprenden. Con ellas vivo. (Onetti)

Querido Erasmo.
Las palabras del maestro Onetti preceden el inicio de esta carta de despedida. Fue Onetti el que me llevó a conocerlo y será Onetti el que me ayude a despedirme. El porqué de mi huida es algo de lo que se enterará en esta misiva, como lo hará de otras cosas que aún no he conseguido olvidar.
Como Onetti, muchos de los actos de mi vida han sido poco aceptados por la gente y aquello no me ha importado en absoluto. Yo también tuve personas que me aceptaron y comprendieron y, a veces, con algo de vanidad, me he consolado pensando que, en este desierto del que me alejo, usted fue una de ellas. Lo fueron también mis hermanos del Círculo. Lo es Casandra, que a veces se aparece por casa y habla conmigo en silencio. Debe saber algo urgente, Erasmo: volví a la literatura luego de aquella lejana tarde en la que usted me habló de Onetti y de su perro Macedonio Fernández. Volví, y no le dije nada. Callé, como no espero hacerlo aquí, aunque mi gesto pueda producir una distancia más honda que la geográfica. Todo empezó en Lima, que es donde siempre empieza todo (permítame alterarle el verso). El Círculo, como sabe,
había decidido salir de la clandestinidad y la pugna entre Ganivet y yo era algo evidente. Las reuniones eran ceremonias
tensas, plagadas de golpes bajos hasta que el alcohol nos alegraba y, embriagados, fingíamos ser los de antes. Esta dialéctica de bárbaros no podía continuar. Estábamos a la deriva, como embarcaciones sin brújula. Lo peor llegaría la noche en la que Casandra me pidió acompañarla. Imaginará la conmoción que aquella propuesta generó en la pandilla. La mirada maldiciente de Ganivet me acompañó durante el trayecto
y, con ella, mi nerviosismo aumentó ante el silencio sepulcral de Casandra, que sólo se limitó a pedirle al taxista que bajase la radio.
Ha qualche idea sul perché le sue azioni sono così poco comprese o accettate dalla gente?
La chiave può essere nel fatto che dico sempre quello che penso e cerco di fare quello che voglio…Non parliamo del resto. Conosco persone che mi accettano e mi comprendono. Con loro vivo. (Onetti)

Caro Erasmo.
Le parole del maestro Onetti precedono l’inizio di questa lettera di congedo. Fu Onetti colui che mi portò a conoscerLa e sarà Onetti colui che mi aiuterà a congedarmi. Il perché della mia fuga è una delle cose di cui verrà a conoscenza in questa missiva, così come per altre cose che non sono ancora riuscito a dimenticare.
Come Onetti, molte delle azioni della mia vita sono state poco accettate dalla gente e ciò non mi ha importato assolutamente. Anch’io ebbi persone che mi accettarono e mi compresero e, a volte, con un po’ di vanità, mi sono consolato pensando che, in questo deserto da cui mi allontano, Lei fu una di loro. Lo furono anche i miei fratelli del Circolo. Lo è Casandra, che a volte appare in casa e parla con me in silenzio.
Deve sapere qualcosa di urgente, Erasmo: tornai alla letteratura dopo quella lontana sera in cui Lei mi parlò di Onetti e del suo cane Macedonio Fernández. Tornai, e non Le dissi nulla. Tacqui, come spero di non fare qui, anche se il mio gesto potrà creare una distanza più profonda di quella geografica.
Tutto iniziò a Lima, che è dove inizia sempre tutto (mi permetta di alterarle il verso). Il Circolo, come sa, aveva deciso di uscire dalla clandestinità e la lotta tra Ganivet e me era un fatto evidente. Le riunioni erano cerimonie tese, afflitte da colpi bassi finché l’alcool ci rendeva allegri e, ubriachi, fingevamo di essere quelli di prima. Questa dialettica da barbari non poteva continuare. Eravamo alla deriva, come barche senza bussola. Il peggio sarebbe arrivato la notte in cui Casandra mi chiese di accompagnarla. Immaginerà la commozione che quella proposta generò nella combriccola. Lo sguardo maldicente di Ganivet mi accompagnò durante il tragitto e, con lei, il mio nervosismo aumentò di fronte al silenzio sepolcrale di Casandra, che si limitò solo a chiedere al tassista di abbassare la radio.



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